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lunedì 26 ottobre 2009

Rubrica La parola della Settimana Underground

Il termine cultura underground (o semplicemente underground) definisce un ampio insieme di pratiche e di identità accomunate dall'intento di porsi in antitesi e/o in alternativa alla cultura ufficiale della società di massa.

Nel mondo anglosassone, il termine "underground" ("sottosuolo") per indicare una "rete sotterranea di resistenza" venne utilizzato nel XIX secolo con le Underground Railroads, reti clandestine di case sicure per affrancare gli schiavi in fuga dal Sud degli Stati Uniti. Analogamente, si definì nello stesso modo il network che facilitava la fuga in Canada dei giovani statunitensi che rifiutavano il servizio di leva durante la guerra del Vietnam.

La definizione di cultura underground viene oggi solitamente riferita all'area creativa della controcultura giovanile alternativa e contrapposta alla cultura ufficiale che si sviluppò negli Stati Uniti e in Europa nella metà degli anni sessanta. L'underground fu una rete di gruppi teatrali, laboratori artistici, cineclub, spazi sociali a gestione comunitaria, librerie, case editrici, riviste politiche e letterarie, etichette discografiche indipendenti, negozi di abbigliamento usato, circoli culturali che si diffusero prima negli Stati Uniti, poi in alcuni paesi europei sulla scia della cultura beat, del movimento studentesco e del movimento hippy. Sebbene spesso non esistessero collegamenti reali e duraturi tra tali realtà, nate e sviluppatesi in modo informale e legate alla dimensione locale entro cui esse agivano, esse erano accomunate dal progetto di costruzione di una "società parallela".

La cultura underground si sviluppò all'interno di società del capitalismo avanzato in un'epoca in cui l'industria culturale subiva forti trasformazioni per lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa; in risposta a tali mutamenti la cultura underground proponeva un utilizzo alternativo degli stessi mezzi di comunicazione atti alla diffusione di stili e princìpi di vita differenti da quelli della società ufficiale.
Per estensione, la definizione di cultura underground venne in seguito utilizzata per indicare numerose reti sottoculturali alternative ai canali ufficiali (punk, cyberpunk, ravers, alternative hip hop, ecc).

In Italia la cultura underground ebbe indiscutibili meriti nel diffondere le nuove tendenze dell'arte e della cultura contemporanea: dalla psichedelia alle filosofie orientali, dalla fantascienza alla letteratura beat. Rilevante fu l'esperienza della rivista milanese Mondo beat (1965-1966), accanto alla nascita dei primi gruppi hippy. In Italia e Francia esercitò una certa influenza anche il movimento situazionista, all'interno del quale convivevano sia la teoria rivoluzionaria che le azioni dirette di provocazione pubblica.
Ma al contrario di quanto accadeva negli Stati Uniti, in cui la componente creativa e quella politica del movimento studentesco procedettero strettamente connesse, in Italia il Sessantotto rappresentò un momento di rottura tra l'identità del movimento politico e quella delle culture alternative, che si trovarono contrapposte: da una parte, infatti, il movimento studentesco si diresse verso un irrigidimento su posizioni ideologhe filo-marxiste, dall'altro le culture underground assunsero una piega artistica e visionaria, ripiegando ai margini del movimento contestatario.
Significativa, per la cultura underground italiana fu la pubblicazione nel 1971 della prima mappa della scena underground italiana, il libro Ma l'amor mio non muore. Origini, documenti, strategia della "cultura alternativa" e dell'underground in Italia (Arcana Editrice) a cui seguì "Dalle Alpi alle Piramidi" (Arcana Editrice).
Importanti per il movimento alternativo le varie guide che vennero, in quel periodo, pubblicate e fatte circolare quasi esclusivamente nel circuito underground, tra cui: come coltivare la marijuana, come realizzare una radio libera, i manuali di autodifesa negli scontri di piazza, etc.
Molto attiva ad editare questo tipo di manuali la viterbese Stampa Alternativa, che lancerà anche la collana Millelire, capace, grazie al prezzo contenuto, di garantire tirature elevatissime.

lunedì 19 ottobre 2009

Rubrica: La parola della Settimana Piccadilly

Piccadilly è una delle principali strade di Londra, si sviluppa per 1,5 km partendo a sud-ovest da Hyde Park Corner per terminare a Piccadilly Circus al nord est. La strada fa parte della strada nazionale A4 (Londra Bristol) una delle principali arterie del paese.

Piccadilly è interamente compresa nella City of Westminster.
Sino al XVII secolo l'area era conosciuta con il nome di Portugal, il nome Piccadilly si deve ad un sarto di nome Robert Baker, proprietario di un negozio nello Strand, che fece fortuna producendo e vendendo dei colli rigidi che erano di moda all'epoca e che erano chiamati picadils. Il sarto comprò una vasta area nella zona occidentale di Londra e nel 1612 vi fece costruire un palazzo che venne chiamato Piccadilly Hall.

Dopo la restaurazione della monarchia inglese (1660) le aree di Piccadilly e di Mayfair (situata più a nord) divennero delle ambite località residenziali, vi vennero costruiti alcuni fra i più sontuosi palazzi londinesi dell'epoca come Clarendon House (dove ora si trova Albemarle Street), Berkeley House (in seguito Devonshire House) e la residenza di Sir John Denham's (poi Burlington House). Successiva è invece la costruzione di Melbourne House (ora The Albany), Apsley House, Bath House e Cambridge House.

Nella parte occidentale della strada risiedevano diversi membri del ramo britannico della famiglia Rothschild, tanto che colloquialmente quella parte di strada venne chiamata Rothschild Row. Agli inizi dello scorso secolo molti di questi edifici erano già stati demoliti oppure erano divenuti edifici pubblici. L'allargamento di Park Lane e la trasformazione di Hyde Park Corner in uno dei principali punti di snodo del traffico troncarono l'estremo occidentale della via col risultato che Apsley House ne venne di fatto staccato.
A dispetto della presenza di alcuni negozi molto famosi attualmente Piccadilly non è una delle principali strade dello shopping londinese. Vi si trovano l'Hotel Ritz ed alcuni altri hotel di lusso, edifici di uffici ed alcuni edifici residenziali di lusso.