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lunedì 14 dicembre 2009

Corona condannato


I giudici della quinta sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato Fabrizio Corona alla pena di 3 anni e 8 mesi di reclusione ritenendolo responsabile di quattro episodi di estorsione o tentata estorisione, e lo hanno assolto per altri tre.

Secondo il collegio di tre giudici, presieduto da Lorella Trovato, Corona è responsabile di estorsione nei confronti di Francesco Coco, che fu fotografato all’interno della discoteca Hollywood con una donna che sarebbe potuta apparire un trans. Sempre nei confronti di Coco, Corona è stato riconosciuto responsabile di tentata estorsione per una foto in cui il calciatore veniva ritratto a torso nudo all’interno di un altro locale.

Condannato anche per l’episodio nei confronti di Marco Melandri in cui lo sportivo era in compagnia di una pornostar, e per quello che aveva come protagonista il calciatore Adriano ritratto durante una festa in casa con del sale sul tavolo che poteva sembrare cocaina. Corona è stato invece assolto dalle accuse per gli episodi di presunta estorsione nei confronti di Lapo Elkann, di Alberto Gilardino e dell’imprenditore Gianluca Vacchi.

«Mi vergogno di essere italiano». Sono dichiarazioni violente che trattengono a stento la rabbia quelle pronunciate da Fabrizio Corona subito dopo la lettura del verdetto emesso dai giudici milanesi che lo hanno condannato a 3 anni e 8 mesi di carcere. Circondato da decine di telecamere e fotografi Corona ha dichiarato di «non credere più nella giustizia. Perchè -ha quasi urlato- non condannano quelli del caso Marrazzo? Perchè non condannano le altre agenzie che hanno fatto e fanno le stesse cose per cui hanno accusato me? Ci saranno altri processi, se andrò o non andrò in galera... a me non me ne frega niente».

«Non me ne frega niente di essere stato assolto per alcuni episodi. Io volevo essere assolto su tutto», prosegue nel suo sfogo Fabrizio Corona fuori dall’aula del tribunale dove è stato condannato. «È una presa per il c... il fatto che la legge sia uguale per tutti. In questo paese se ti metti contro i magistrati te la fanno pagare, anche se non hai fatto niente». Quindi, affiancato dal suo legale, Corona ha lasciato di corsa il Palazzo di Giustizia inseguito da alcuni cameraman e fotografi.

E' simpatico?No...è una faccia da schiaffi...
E' innocente?No..è un ricattatore....
Si merita una punizione?Si...se la merita.....
Sconterà la pena?Probabilmente nemmeno un giorno...
Ma....
E' stato condannato a 3 anni e 8 mesi per cosa?
Si, ha commesso un reato...si, deve pagare....ma c'è chi ha fatto cose più gravi e non ha mai scontato la sua pena...
Un nome?Callisto Tanzi....
Un altro?Ricucci....che ha fatto un paio di mesi di carcere ma la sua accusa era molto più pesante....
E sorvolo su altri nomi...eccellenti....
Oppure possiamo pensare a quel ragazzo Rumeno che ha investito con l'auto 4 persone mentre guidava ubriaco ed è stato condannato a soli 6 anni da scontare ai domiciliari...e in altri casi come questo le condanne sono state ancora più blande...
Due pesi e due misure?
Come mai?
Chi è andato ad infastidire Corona?
Un nome in particolare brilla per importanza sugli altri...lascio a voi capire di chi si tratta...


Kate83

giovedì 10 dicembre 2009

martedì 24 novembre 2009

Giustizia, scontro magistrati-Alfano

Vi riportiamo l'articolo apparso su repubblica.it.

Solo l'1%, come dice Alfano, o tra il 20 e il 50%, a seconda delle città, come dice l'Anm? Sugli effetti del processo breve è guerra di statistiche tra il Guardasigilli e il sindacato delle toghe. Con il centrodestra che si schiera a fianco del ministro della Giustizia e consiglia all'Anm di "studiare le tabelline" (Gasparri). Uno scontro che attraversa la giornata.

Proprio nel giorno in cui il centrodestra compatto attacca l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi per le sue parole a Repubblica. Nette: "Basta con le leggi ad personam", "se una legge non va non si firma". Fabrizio Cicchitto: "Ciampi non è mai stato al di sopra delle parti, ma orientato contro di noi". Alfano si barcamena: "Il processo breve mette al centro il cittadino". Lo difendono la pd Donatella Ferranti ("Da lui schiettezza, coraggio di giudizio, senso delle istituzioni") e il leader dell'Idv Antonio Di Pietro ("Ascoltiamolo, è un presidente noto per la sua terzietà"). Emma Bonino chiosa: "È una presa di posizione su cui riflettere". Ma Emanuele Macaluso lo punzecchia: "È un grande servitore dello Stato, ma ricordo che firmò il lodo Schifani".

Mentre corre il botta-risposta sull'ex presidente si snoda lo scontro tra Alfano e l'Anm. La sequenza è questa. Comincia il Guardasigilli che contesta il procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro che, in tv, ha fatto le pulci al suo dato: "Lui e l'Anm continuano a giocare sul mio 1%, senza fornire un'alternativa. Non hanno dati per contraddirmi nel merito". E visto che c'è polemizza con Spataro pure sulla "logica aziendale" che, per il pm, caratterizza le leggi di Alfano. Il ministro: "Sono d'accordo con lui, anzi lo rivendico".

Passano sei ore. L'Anm replica al Guardasigilli. Una lunga nota. Che fornisce dati sulla base "di un campione particolarmente significativo e rappresentativo perché provengono dai tribunali delle grandi città italiane". Numeri allarmanti: a Roma, Bologna e Torino "sarebbe prescritto oltre il 50% dei procedimenti in fase di udienza preliminare e in primo grado", a Firenze, Napoli e Palermo "siamo tra il 20 e il 30%". Spiegano Luca Palamara e Giuseppe Cascini: "Non è possibile immaginare che giudici e pm, ma anche la polizia giudiziaria, continui a svolgere serenamente il proprio lavoro sapendo che la metà sfumerà entro il primo grado di giudizio".

Mezz'ora e Alfano controbatte: "Stiamo scherzando? L'Anm non giochi con le parole ma neanche coi numeri. Stanno prendendo un clamoroso abbaglio, perché se i processi pendenti oggi sono 3 milioni e 300mila, il 50% fa oltre un milione e 600mila". Oggi sapremo chi ha ragione. Perché la commissione per le riforme del Csm, presieduta da Ezia Maccaora, alle 16 ascolta i capi delle più importanti città che portano i dati reali. Gli stessi utilizzati dall'Anm. Alla fine una conferenza stampa diffonderà i risultati.

Domanda: se è vero che una riforma che mette al centro i cittadini, come dice il nostro Ministro della giustizia, perchè è retroattiva? Chi è in causa contro il S.Rita o contro Parmalat non è un cittadino che merita giustizia?
Siamo tutti daccordo che una riforma vada fatta, però non si cambiano le regole incorso. Via la retroattività, via lo spettro delle leggi ad persanam e si potrà riaprire al dialogo..
Ma si sà, questa legge non serve ai cittadini ( almeno non fatta così )..senza la retroattività che la fanno a fare?

lunedì 16 novembre 2009

Cronaca, arrestato il boss Raccuglia

"Era il numero due di Cosa Nostra"

Questo l'articolo comparso su Lastampa:
TRAPANI
Il boss mafioso latitante Domenico Raccuglia, 45 anni, è stato preso nel pomeriggio, dopo un indagine all’antica, con pedinamenti e intercettazioni, dai poliziotti della sezione catturandi della squadra mobile palermitana. Dal ’96 era ricercato per omicidi, estorsioni, rapine, mafia e poi per le varie condanne che andava collezionando: tre ergastoli tra cui quello per l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, e tanti altri anni di carcere.

Mimmo Raccuglia, il "veterinario" di Cosa Nostra, ha tentato di fuggire attraverso un terrazzo dell’appartamento-covo in via Cabasino a Calatafimi Segesta, comune ricco di storia e noto per la battaglia vittoriosa dei Mille di Garibaldi sull’esercito borbonico, ma non ce l’ha fatta. L’operazione era ben congegnata, l’edificio era circondato e i poliziotti non potevano farsi sfuggire un’ occasione così ghiotta: ammanettare quello che lo stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni definisce «il numero due di Cosa nostra». «L’arresto di Raccuglia è uno dei colpi più duri - dice Maroni - inferti alle organizzazioni mafiose negli ultimi anni». Il responsabile del Viminale ha telefonato al Capo della Polizia, il prefetto Antonio Manganelli, per congratularsi dell’operazione.

Al di là delle "classifiche", che nella mafia spesso cambiano velocemente, è certo che Raccuglia era, insieme a Matteo Messina Denaro e a Giovanni Nicchi, uno dei mafiosi più ricercati d’Italia. Al momento dell’irruzione degli agenti nel suo covo era solo. Il capomafia ha tentato di fuggire dal terrazzo, ma è stato bloccato. Nell’abitazione, che sarebbe stato il suo nascondiglio da qualche giorno, sono state trovate diverse pistole. Ammanettato Raccuglia è stato fatto salire su una delle auto della »catturandi« che è poi partita col corteo delle altre macchine della polizia verso la questura di Palermo. Uomo vicino al clan Brusca di San Giuseppe Jato, Raccuglia ha scalato in vent’anni i vertici di Cosa nostra soprattutto per la sua ferocia nonostante il soprannome di "veterinario" dovuto, a quanto pare, alla sua passione per gli animali, gatti e cavalli soprattutto. È considerato il boss che controlla il territorio che unisce la provincia di Palermo con quella di Trapani. Al suo nome sono legati gli omicidi interni a Cosa nostra nella provincia di Palermo, soprattutto a Partinico, degli ultimi anni dove sono caduti uomini considerati vicini all’ex latitanti o suoi nemici.

Ricercatissimo da polizia e carabinieri che seguivano anche i suoi familiari (un fratello, Salvatore, è stato condannato per mafia) Raccuglia era finora riuscito a sfuggire alla cattura nonostante, ad esempio, i magistrati sapessero che da oltre dieci anni, agli inizi di giugno, in genere tre giorni dopo la chiusura delle scuole, la moglie partisse da Altofonte per andare a trascorrere le vacanze estive col marito latitante. Il sostituto procuratore palermitano Francesco Del Bene che col pm Roberta Buzzolani ha coordinato le indagini sull’arresto del latitante parla di «un grandissimo risultato conseguito in un periodo difficile. La polizia lavora con pochi uomini e poche risorse. Ciò accresce ulteriormente il valore di un’indagine svolta esclusivamente con metodi tradizionali: pedinamenti, videoriprese e intercettazioniV. Francesco Gratteri, direttore della direzione anticrimine centrale (Dac) della polizia di Stato dice: «Con l’arresto di Domenico Raccuglia è stata decapitata l’ala corleonese di Cosa nostra».

Di «un successo investigativo importantissimo» parla il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso. «Quando, poco fa, ho sentito il questore - ha raccontato - era insieme ad alcuni degli agenti della sezione catturandi, ragazzi che conosco bene e con cui ho lavorato quando ero procuratore a Palermo. Ho potuto complimentarmi anche con loro». «Raccuglia - ha spiegato Grasso - è considerato il numero due, per peso criminale, nella lista dei ricercati di Cosa nostra dopo Matteo Messina Denaro. In questi anni ha esteso il suo dominio da Altofonte fino al confine con la provincia di Trapani, come conferma il fatto che si nascondeva proprio nel trapanese». Per il procuratore aggiunto di Palermo Ingroia, che ha coordinato le indagini che hanno portato questo pomeriggio all’arresto, «si tratta di un arresto di straordinaria importanza»: «Abbiamo preso uno dei capi assoluti di Cosa nostra ancora in circolazione in un momento di ascesa all’interno delle gerarchie mafiose». Al capo della polizia sono giunte le congratulazioni di numerosi esponenti politici, tra cui il presidente del Senato Renato Schifani e il ministro della Giustizia Angelino Alfano.

QUESTA E' LA GIUSTIZIA CHE VOGLIAMO...questo è quello che ci aspettiamo di vedere ogni giorno...che chi compie reati finisca in manette...e nessun giudice, magistrato o ministro provi, questa volta, a scarcerare questo individuo...è ora che la giustizia ricominci a fare ciò che le compete...questo vogliamo vedere...è in questo modo che torneremo orgogliosi a cantare il nostro inno nazionale...come hanno fatto le persone davanti alla questura...festeggiando il clamoroso arresto...se così fosse ogni giorno potremmo ricominciare a dire fieri...VIVA L'ITALIA!!!

Kate83

domenica 15 novembre 2009

Politica, Riforma della giustizia

Ecco l'articolo apparso su Lastampa:"Scudo" soltanto per incensurati, eslusi reati gravi e immigrazione

Per essere ragionevole la durata dei processi (penali, civili e amministrativi) non deve superare due anni in primo grado, due in secondo e altri due in Cassazione. Altrimenti, se la sentenza non arriva entro i tempi stabiliti per ciascuna delle tre fasi, il processo (ma solo quello penale) si estingue. Una "morte" per prescrizione che potrà valere da subito per i processi in corso, limitatamente al primo grado, se entro due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pm non sarà arrivata la sentenza. Una estinzione di cui, in ogni, caso potranno beneficare solo gli incensurati chiamati a rispondere di reati puniti con pene inferiori a dieci anni, eccezion fatta per mafia, terrorismo, delitti di «grave allarme sociale» (rapine, omicidi ed estorsione etc), e anche una lunga sfilza di altri delitti, dallo stalking all’incendio, passando attraverso il traffico illecito di rifiuti, fino ad arrivare al reato di immigrazione clandestina.

Dopo trattative, annunci e ritocchi dell’ultima ora, eccolo il ddl sul processo ’brevè che consentirà al premier Silvio Berlusconi di chiudere per estinzione i processi Mills (in cui è imputato per corruzione in atti giudiziari) e Mediaset (nell’ambito del quale deve rispondere di frode fiscale e altri reati societari). Il testo - 3 articoli in tutto - è stato presentato dal Pdl al Senato (primo firmatario Maurizio Gasparri) e sottoscritto dalla Lega. Limato fino all’ultimo, il ddl è frutto del lavoro del legale del premier, Niccolò Ghedini, ed è stato oggetto di trattative con la Lega e con il presidente della Commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno (contraria ad inserire il reato di immigrazione clandestina, chiesto dalla Lega, nella lista dei reati "vietati" al processo breve). Ecco, in sintesi, i punti principali del ddl.

Cambia la legge Pinto del 2001 sull’ equo indennizzo per ingiusto processo che, vista l’estrema lunghezza dei tempi di giudizio in Italia, ha obbligato il ministero della Giustizia a pagare alle "vittime" 25 milioni nel 2008 e 13,6 milioni nei primi sei mesi del 2009. D’ora innanzi - prevede il ddl - non saranno considerati irragionevoli i processi (civili, penali e amministrativi) che «non eccedono la durata di due anni per il primo grado, due anni per il grado di appello, e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonchè un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio». Per chiedere l’indennizzo, però, la "vittima" dei processi lumaca deve presentare, entro sei mesi dalla scadenza dei termini di non ragionevole durata, un’istanza di accelerazione che fa scattare la corsia preferenziale per il procedimento. In caso di processi in corso all’entrata in vigore della legge, l’istanza dovrà essere presentata entro 60 giorni.

Con la creazione di un articolo "ad hoc" del codice di procedura penale (346 bis), il ddl prevede che il giudice dichiari di non doversi procedere per estinzione dei processi per i quali la pena è inferiore nel massimo a 10 anni quando la sentenza di primo grado non è arrivata entro due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pm; quando l’ appello non si chiude entro i previsti successivi due anni; quando altrettanto non avviene in Cassazione. L’imputato, se vuole, può anche rifiutare di avvalersi dell’estinzione del processo.

Dal processo breve sono esclusi chi ha già subito una condanna e chi è stato dichiarato «delinquente o contravventore abituale o professionale». Le nuove norme, inoltre, non si applicano ai reati di terrorismo, mafia o di grave allarme sociale (rapine, omicidi, estorsioni, etc). Nell’elenco delle esclusioni anche i delitti di incendio, pedopornografia, sequestro di persona, atti persecutori, furto (quando ricorrano le circostanze aggravanti), furto in appartamento o scippo, delitti commessi violando le norme sulla prevenzione degli infortuni, igiene sul lavoro, circolazione stradale, traffico illecito di rifiuti, e il reato di immigrazione clandestina.

Bhe, la riforma della giustizia era un dovere sacrosanto, i processi non possono durare 50 anni...però....
Perchè la retroattività????....caro presidente...se avesse voluto far sembrare questo ddl un impegno rispettato verso gli italiani non avrebbe dovuto introdurre la retroattività...tale previsione rende lampante il suo intento...a chiunque...
non si può intendere diversamente...
e mi sento profondamente offesa, disgustata e delusa...viene voglia di scappar via dall'Italia...eppure ho sempre amato il mio paese...ma un paese senza giustizia..un paese dove vale solo la giustizia dei potenti e dei più forti è un paese che non merita tanto amore...e lo dico con estrema sofferenza...
Non si può sperare che in un cambio di idea....ma la speranza è una cosa...la realtà è un'altra....
BASTA GIUSTIFICAZIONI.....Adesso gli italiani sono stanchi.....i nostri politici devono rappresentare noi...non i propri interessi egoistici....
Che squallore.....
Andete via voi dall'Italia...non meritate il nostro paese ed il nostro popolo.....

lunedì 19 ottobre 2009

Cronaca "Miei stupratori non sono pentiti"

Parla 15enne dopo sospensione processo

Ancora uno stupro.
Ancora tolleranza e pazienza per i carnefici.
Ancora una volta la giustizia non fa giustizia.
Dov'è la certezza della pena richiesta da più parti?

Due anni fa, quindicenne, venne stuprata a turno da otto coetanei nella pineta di Montalto di Castro, nell'Alto Lazio. Oggi, due anni dopo, non solo nessuno ha pagato per quella violenza; addirittura il processo è stato sospeso fino al 2012 e gli otto sono stati "messi in prova". Per la giovane vittima una decisione incomprensibile: "Non sono pentiti, vogliono continuare a rovinarmi la vita? Dovrò continuare a incontrarli per strada?".
E la ragazza, attraverso la voce di Daniela Bizzarri, consigliere alle Pari Opportunità della Provincia di Viterbo che racconta la vicenda al Corriere della Sera, sfoga la sua rabbia. "Io non avevo capito l'altro giorno - ha spiegato la giovane -: credevo che la messa in prova fosse finita, non che dovesse ancora cominciare. Invece questo inferno va avanti, e durerà ancora a lungo. Sono stravolta, distrutta. A che cosa serve metterli alla prova ora, dopo tanto tempo? Ogni volta che c'è il processo sto peggio: non dormo, non mangio, quando mi addormento ho gli incubi. Non voglio più andare nemmeno dallo psicologo: a che cosa serve ripetere sempre le stesse cose?".

"Cose" che sono chiarissime: quegli otto ragazzi che l'hanno violentata a turno per tre ore "non sono pentiti. Non mi sono arrivate né lettere né parole di scuse. Niente. Hanno anche cercato di spingere un ragazzo a dire che ero consenziente". Nemmeno andarsene da Montalto ha aiutato la ragazza a dimenticare: è stata a studiare prima a Roma e poi in Sicilia, "ma non ha funzionato: mi sentivo sola senza la mia famiglia e sono tornata". Ma non è più riuscita a riprendere a studiare: si è cercata un lavoro.

Per l'avvocato Piermaria Sciullo, legale della giovane, la ragazza è stata abbandonata. "La Legge prevede che gli stupratori, in quanto minorenni, vadano reinseriti. Ma nessuno ha pensato alla vittima, che è stata abbandonata. Nessuno le ha chiesto di che cosa avesse bisogno, nessuno le ha offerto un lavoro". Per Alessandra Mussolini "una vergogna che si sta consumando nel silenzio".

E' vero che per i minori si tenta prima di tutto il recupero, ma non è anche giusto che i minori capiscano che chi sbaglia deve pagare le conseguenze dei propri gesti?
Non è, questa, la primaria funzione della pena inflitta a chi viola le leggi?
Va bene dare un'altra possibilità a chi sbaglia.
Ma quale possibilità viene data alle vittime?

Kate83